Carlo Baldassi

Consulenza di management alle piccole e medie imprese

Studio Carlo Baldassi
Consulenza di management alle piccole e medie imprese

Per un management creativo e organizzato

Dai fondamentali personali di un moderno manager ai suggerimenti per il suo lavoro quotidiano.
Cultura personale, empatia e creatività sono i principali fattori personali di un buon manager moderno soprattutto nelle piccole imprese e in generale nelle organizzazioni. E quindi dedizione all'impegno professionale e motivazione verso i collaboratori per generare un ambiente favorevole e coinvolgente. Ma senza dimenticare che il lavoro è una parte della vita, c'è anche la famiglia e tutto il resto..

articolo di Carlo Baldassi consulente di management-www.baldassi.it

 

PER UN MANAGEMENT CREATIVO E…ORGANIZZATO

 

Creatività e serenità interiore

Ovviamente anche il manager è un professionista che non finisce mai di curiosare, di analizzare e di imparare. L’offerta formativa anche internazionale è vasta e qualificata. e così le occasioni di fare benchmarking (imparare dai migliori, anche fuori del proprio settore).
Non c’è dubbio che oggi gestire positivamente un’organizzazione- profit e non profit- rappresenti una sfida inusitata anche per il management: competenze sempre in evoluzione, difficoltà di definire programmi in un mondo così mutevole, capacità di leggere bene il passato (i big data) ma anche di prefigurare (forzare) il possibile nuovo che avanza, leadership e capacità di fare squadra ecc.

Qui accenniamo solo a due aspetti – oltre ai molti più specificatamente tecnici - che riteniamo utili alla formazione manageriale umanistica: la creatività e il sapersi ogni tanto distaccare emotivamente dalla quotidianità.

E.De Bono da 40 anni è il principale esponente della creatività in vari aspetti della società (compreso il management) e oggi il suo pensiero laterale è divulgato attraverso corsi di formazione continua e tutoring personalizzato. (www.effectivethinking.me)

 

De Bono sottolinea che la mente umana deve usare sia il pensiero verticale (razionalistico e basato sulle esperienze) sia soprattutto il pensiero laterale, creativo. ‘Se il pensiero verticale significa alta probabilità, quello laterale significa bassa probabilità. Si scavano nuovi canali per deviare a forza delle acque, e i vecchi vengono sbarrati, nella speranza che la corrente si trovi un letto diverso e migliore’.

Il problema della creatività è particolarmente rilevante in tempi di forte discontinuità come gli attuali. Ad es. le organizzazioni umane hanno il problema del peso delle idee dominanti, spesso paralizzanti. ‘In che modo l’intelletto può liberarsi dall’influenza di un’idea dominante? Una delle tecniche utili del pensiero laterale consiste nel cercare con estrema cura l’idea centrale di un determinato contesto, nel precisarne le componenti essenziali e nel prendere infine nota per iscritto. In questo modo sarà più facile identificarla e poi neutralizzarne l’influenza polarizzatrice...Un’altra tecnica laterale che consigliamo è quella di individuare l’idea dominante per poi gradualmente distorcerla fino a renderla irriconoscibile e a distruggerla’.

Per tutto ciò ci vuole umiltà, esercizio e determinazione. Infatti ‘Il pensiero laterale non è una formula magica che si può apprendere a tambur battente e utilizzare subito. E’ un’attitudine e un abito mentale’. (Il pensiero laterale-1981).

 

Accanto alla creatività un manager umanistico deve a nostro avviso anche saper difendere la sua autonomia intellettuale e la sua serenità personale. Abbiamo ad es. ricordato come nei processi decisionali i capi spesso possono restare vittime di percezioni parziali o distorsioni mentali (i bias di Kahneman): come ci dimostra l’esperienza quotidiana le conseguenze sono molteplici e a volte assai pesanti.

Ovviamente non abbiamo ‘ricette sicure’ e rinviamo agli autori che abbiamo citato. Tuttavia ci piace sottolineare l’importanza di estraniarsi ogni tanto dal clamore delle quotidianità.

 

Ciò riguarda anzitutto i rischi di essere ’contaminati’ emotivamente da situazioni poco edificanti. L.A.Seneca in un celebre passo de L’arte di vivere, esprimeva il suo approccio filosofico stoico: ‘Anche un solo esempio di fasto o di avarizia può fare gran male: un commensale raffinato insensibilmente ci svigorisce e ci abitua alle mollezze, la vicinanza di un ricco accende l'avidità, talvolta un compagno maligno attacca la sua ruggine (al vicino) per quanto candido e semplice: che cosa credi che possa avvenire di costumi morali a cui si fa pubblicamente tanta violenza? Fatalmente li dovrai o imitare o detestare. Ma l'una e l'altra cosa devi evitare: né ti farai simile ai cattivi perché sono molti, né sarai nemico ai molti perché sono diversi da te.

Ritirati in te stesso quanto puoi; volgiti a quelli che possono farti migliore, accogli quelli che puoi rendere migliori: a vicenda queste cose avvengono e gli uomini mentre insegnano imparano’.

 

Ma sapersi distaccare ogni tanto riguarda anche le quotidianità ‘normali’: insomma non basta un hobby distensivo (che pure fa bene, come la pesca o andare in montagna), meglio saper coltivare gelosamente qualche forma di cultura extramanageriale o addirittura prendersi qualche giorno di contemplazione dei meccanismi fondamentali della vita. Lasciando alla famiglia e agli affetti sempre le giuste priorità.

 

Da giovane sales manager in giro per l’Europa e l’Italia lavoravo molto assiduamente e i miei collaboratori lo sapevano bene. Ma ogni tanto chiedevo al mio venditore locale di fare una piccola sosta nel giro di lavoro e accompagnarmi qualche minuto a sbirciare in una chiesa o passare davanti ad un monumento (e purtroppo in molti casi è rimasta sinora l’unica occasione). In vari casi leggevo la piacevole sorpresa negli occhi del mio accompagnatore: come, un manager che ha anche un briciolo di cultura?

Oggi la situazione è in parte migliorata non fosse altro per l’aumento della scolarità, ma non mi risulta sia cambiata davvero molto.

 

Qualche nota sullo stile del lavoro quotidiano

Infine ci sono gli aspetti dell’organizzazione quotidiana del lavoro manageriale o imprenditoriale, della sua efficacia ed efficienza. Qui non ci addentriamo perché ciascuno ha un suo stile ed è bene evitare di assolutizzare.

In ogni caso ci sono anche suggerimenti pratici ben studiati dalla cultura manageriale e utili a tutti: ad es. la gestione del tempo operativo (time management), il rapporto quotidiano coi collaboratori, la gestione efficace delle riunioni ecc.

Ad es. chi scrive ritiene importante l’ordine sulla scrivania del capo (segno di ordine anche mentale) ma non sempre il disordine è pregiudizialmente negativo. Ho incontrato non pochi imprenditori e manager la cui scrivania era un affastellarsi di documenti ma che mantenevano un buon controllo mentale sulle loro proprie attività.

 

Il problema per questo tipo di pensiero ‘disordinato’ nasce quando il manager/imprenditore deve affidare dei compiti precisi o anche delegare in sua assenza. A volte queste persone dimenticano che anche loro sono al servizio dell’organizzazione e non solo viceversa…

 

Il manager non è logorroico (e ascolta almeno quanto parla). Certo, tutti noi abbiamo qualche piacere nel raccontare le cose che ci interessano. Non sempre siamo però così attenti e pazienti anche alle questioni dei collaboratori. Perciò una regoletta base: siate sintetici nelle vostre considerazioni e questo vale per la comunicazione verbale e ancor di più per quella scritta. Aiuterete anche gli altri ad essere sintetici.

Consiglio pratico e facile: quando telefonate ad un amico o un parente registrate la telefonata. Sarete soli e perciò non avrete remore. Riascoltandovi vedrete quante ripetizioni di concetti usiamo al telefono, quante interiezioni inutili, quanta lungaggine ecc.

Sintesi vuol dire idee chiare. E visto che spesso un manager parla in pubblico, magari un breve corso di public speaking aiuta ulteriormente.

Idem per lo scritto. Senza arrivare ai tweet da 140 caratteri sul telefonino (concettualmente poco professionali) quando scrivete ad un cliente fate l’esercizio classico dei giornalisti anglosassoni: Who, What, When, Whi, Where. E ricordate che ogni messaggio deve essere riferito ad una certa persona e ad un certo contesto: senza codici condivisi addio feed back.

 

Pur venendo da una cultura quarantennale dell’impegno professionale che va ben oltre le ‘8 ore’, il sottoscritto ritiene che l’efficacia non sempre reclami giornate lunghe in azienda. A volte per il capo è meglio starci quattro ore e produrre idee buone piuttosto che allungare artificiosamente i tempi sino a sera per dimostrare la propria dedizione.

Prima di pensare di organizzare gli altri occorre organizzare se stessi definendo compiti importanti (pochi e seri) e compiti urgenti (le attività routinarie, spesso il mucchio di carte che abbiamo sulla scrivania). Purtroppo solitamente dedichiamo molto più tempo ai compiti urgenti-reattivi piuttosto che a quelli importanti-proattivi.

 

Idem quando dobbiamo valutare i collaboratori: abbiamo definito bene cosa ci aspettiamo da lei/lui? Abbiamo discusso assieme a lei/lui le priorità attraverso cui valuteremo il suo contributo? Gli/le abbiamo fornito il supporto necessario, preventivo e in itinere? Sappiamo gestire correttamente la lode e il biasimo? Prepariamo le riunioni in modo efficace ed efficiente uscendone – possibilmente - con compiti e timing condivisi?

 

Infine – ricordavo prima la cultura personale – ciascun manager riflette costantemente sul lavoro, perchè la tremenda quotidianità può anche soffocare le capacità.

Anche quando lavoravo in azienda come giovane sales manager (spesso in trasferta) cercavo di ritagliarmi ogni giorno una mezz’oretta solo per me, per riflettere sul planning e su qualche decisione che dovevo prendere. La mia porta per quella mezz’ora era chiusa.

Scrivere qualche veloce appunto mi ha sempre aiutato a ragionare meglio ed in modo più efficace per aiutare anche gli altri (collaboratori e superiori).

Ed ogni mattina prima di aprire bottega mi ritaglio mezz’ora per il rito laico della lettura delle notizie politico-economiche e culturali sui quotidiani (di carta e digitale), eventualmente da approfondire successivamente.

Considero questi piccoli momenti personali come preziosa igiene mentale.

 

  • l’articolo è tratto dal libro ‘Per un management umanistico’ di Carlo Baldassi - 2016