Carlo Baldassi

Consulenza di management alle piccole e medie imprese

Studio Carlo Baldassi
Consulenza di management alle piccole e medie imprese

Cooperazione tra le pmi

La cooperazione tra le pmi : distretti e reti d’impresa il ruolo dei consulenti di management
Nella competizione globale le piccole imprese non possono fare da sole: è in corso da tempo un’evoluzione dei distretti e si sperimentano nuove alleanze sino ai contratti di rete. Ma come possono essere accompagnate le pmi? Ecco il ruolo dei consulenti di management che contribuiscono a valorizzare il territorio e le sue risorse.

I nuovi paradigmi portati dalla globalizzazione, le trasversali innovazioni tecnologiche e le ibridazioni tra settori merceologici, i cambiamenti sociali ed economici ecc. stanno da tempo comportando evoluzioni della cultura manageriale e dei modelli organizzativi aziendali. In pochi anni siamo passati da residui di una concezione tayloristica alla lean organization e alle reti d’impresa. Si sviluppano nuove forme di business quali la sharing economy e nuove modalità della stessa vita civile (le smart cities), si frastagliano le competenze e le esperienze di lavoro, sempre più knowledge intensive ma anche precario.
A questi fattori strategici si aggiungono naturalmente gli effetti della Grande Crisi scoppiata nel 2008 negli USA e tuttora pesante in Europa e in particolare in Italia. La Banca d’Italia nel marzo 2015 definiva la crisi come una guerra: Rispetto a sette anni fa: produciamo quasi un decimo in meno, l'industria ha subito una contrazione del 17 per cento, le costruzioni di oltre il 30. Sono stati distrutti all'incirca un milione di posti di lavoro. Le imprese investono un terzo in meno, le famiglie spendono l'8 per cento in meno. Le esportazioni sono a stento rimaste costanti. È Aumentata la diseguaglianza fra le imprese e fra le famiglie". (1)

Networking e distretti
Studiosi, consulenti di management e istituzioni analizzano questi cambiamenti che peraltro, spesso sono intrecciati con fenomeni precedenti.
Si pensi ad es. alle molteplici forme di networking/coworking oggi possibili anche grazie al web ed al cambiamento costante degli storici distretti europei (manifatturieri, agroalimentari, culturali e turistici) che gli anglosassoni studiano incuriositi da oltre un secolo (da A.Marshall a M.Porter).
Queste forme organizzative tra pmi sono protagoniste del ‘capitalismo territoriale’, un sistema in costante divenire capace di autorigenerarsi, un sistema culturale prima ancora che economico particolarmente rilevante in Italia e che già molti anni fa Becattini definiva ‘un impasto complesso e articolato di una pluralità di soggetti semplici’.

Oggi i distretti europei sono diventati sempre più dis-larghi e capaci di superare logiche puramente territoriali, sempre più diversificati tra loro ma orientati a divenire veri cluster, dove si intrecciano cooperazione, competizione e coevoluzione sia tecnologica che organizzativa che sanno trasformarsi in eccellenza competitiva. (2)
Dati spesso per esauriti, in realtà i ‘nuovi’ distretti e metadistretti tra pmi ad es. in Italia hanno confermato la loro vitalità sia nell’export che nel contributo al pil. Il compianto Presidente della CGIA di Mestre G.Bortolussi così commentava a metà 2014 una recente indagine Unioncamere : Molti osservatori li davano per superati e in condizioni di salute molto precarie: in verità i distretti industriali continuano a essere le realtà socio-economiche più dinamiche del Paese che, a quanto pare, hanno superato da tempo il tunnel della crisi. (3)

A ennesima conferma, l’indagine 2015 di Intesa SanPaolo sui 144 distretti italiani censiti, sottolinea la maggior propensione innovativa delle pmi distrettuali rispetto a quelle non distrettuali (es. 21,9 % di brevetti contro il 15,6%, 39 marchi ogni cento imprese nei distretti contro 20 nelle aziende non distrettuali, maggior propensione degli IDE verso i distretti ecc) nonché la maggior propensione export. Particolarmente importante il ruolo delle medie imprese ‘capifiliera (che operano sia dentro che fuori dei distretti storici) quali hub commerciali, generatori di ricerca e sviluppo o anche fornitori di servizi a valle (es. smaltimento dei rifiuti industriali). E non a caso nei distretti rinnovati si verificano molti esempi di reshoring (cioè di aziende italiane che ri-localizzano) o di investimenti esteri mirati.

La caratteristica dei moderni distretti è sempre più quella della Knowledge Extended Company, cioè l’azienda allargata della conoscenza dove si sviluppano scambio di know how, esperienze di innovazione continua dei processi organizzativi, cooperazione su singoli progetti - ad es. internazionalizzazione o tecnologie – e dove anche i soggetti istituzionali (CCIAA, Parchi Tecnologici, Università, professionals ecc) apportano contributi significativi e sinergici, capaci di aggiungere valore e garantire eccellenza competitiva.
A questi fenomeni collettivi mira a dare un contributo anche la recente legislazione italiana sulle reti e i contratti di rete, di cui parleremo più avanti.
Accanto a questi fenomeni collettivi restano ovviamente le individualità delle singole imprese - alcune grandi che fungono da driver ma soprattutto piccole e medie imprese di settori complementari o che partecipano alla stessa filiera del valore.